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486 chili in 9 mesi (e non sentirli)

Quando c’è qualcosa da costruire c’è un momento, un istante, un attimo in cui tutto sembra lontano, quasi avvolto dalla nebbia. È quel momento in cui stai pensando a come trasformare le tue sinapsi in azione, in un progetto, in un’idea. Molto spesso, quel momento deve essere fermato, altrimenti c’è il rischio che se ne vada via. Perso chissà dove, recuperato chissà quando: forse dopo, forse mai. È l’essenza della creatività, quella. Del coraggio di iniziare qualcosa che solo la nostra mente è in grado di percepire, di definirne i confini.
Pensateci un secondo: accade molto più spesso di quanto si possa immaginare. Ci è successo da piccoli, quando nostro padre ci ha tolto le rotelle dalla nostra prima vera bicicletta e abbiamo provato una vertigine; ci è successo la prima volta che abbiamo desiderato dare un bacio; ci è successo l’istante prima di tirare un calcio di rigore, o di suonare davanti al pubblico; o davanti al nostro primo progetto.

A noi è successo anche con .puntozero. All’inizio non c’era niente, solo attività elettrica nel nostro cervello, solo una proiezione di futuro che poteva in potenza restare lì, avvolta nell’indeterminatezza.

Eppure è diventata realtà. È davvero un secondo e non c’è altro modo per spiegarlo.
Nove mesi fa è nato .puntozero. È nato perché abbiamo avuto il coraggio, la sfrontatezza, il desiderio, la bramosia, l’opportunità, l’aiuto necessario per fermare quel momento. Da allora sono passati 9 mesi, seimilacinquecentottanta ore. In una clessidra enorme in cui sono sufficienti 75 grammi per misurare un’ora, .puntozero pesa 486.000 grammi, 486 chili. Per ogni granello che si è trasformato in tempo abbiamo provato un brivido, un’emozione. Ci siamo impegnati per modificare l’idea in realtà.
Ogni istante che passa lavoriamo per difendere la nostra scelta. Che non è rivoluzionaria, sia chiaro. Ma che per noi ha rappresentato un modo nuovo di concepire il lavoro e, di conseguenza, un modo nuovo per creare qualcosa che ci somigliasse sempre di più.
Per questo, ogni granello, ogni secondo, ogni ora spesa a pensare, immaginare, discutere di .puntozero rappresenta un viaggio. Perché quel tragitto tra idea e realtà è ancora lungo. Perché non bastano 486 chili di sabbia per costruire un palazzo. Ma bastano per gettare le fondamenta. Di quelle solide, di quelle che, tra un po’, sapranno sorreggere il peso della concretezza delle nostre idee, dei nostri sogni, dei nostri desideri, dei nostri progetti.
Si chiude un 2016 in cui abbiamo fatto fatica, percorso strade a volte difficili, cambiato direzione. Ma nemmeno per un istante abbiamo sentito il peso di questi chili. Un 2016 in cui abbiamo scritto, girato, immaginato, sperimentato, viaggiato, incontrato. Ed è anche merito di chi ci ha sostenuto, di chi ha incrociato la sua strada con la nostra. Per questo vi auguriamo un felice 2017 con un piccolo riassunto di questi 486 leggerissimi chili, la nostra personalissima lista di cose belle fatte, sentite e viste durante il 2016. Auguri di cuore.

🎼 Una canzone 👉🏻 http://bit.ly/puntozero-canzone
📽 Un documentario 👉🏻 http://bit.ly/puntozero-doc
🎭 Una serie TV 👉🏻 http://bit.ly/puntozero-serietv
📺 Un video 👉🏻 http://bit.ly/puntozero-video
💾 Una conversazione 👉🏻http://bit.ly/puntozero-workshop
🎬 Un modo nuovo di vedere il mondo 👉🏻 http://bit.ly/puntozero-movieday
🏆 Un premio 👉🏻 http://bit.ly/puntozero-overtime
👱🏻‍♀Una nuova compagna di viaggio 👉🏻 http://bit.ly/puntozero-hub
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Comunicare un documentario

La strategia digital di .puntozero dietro a Una storia semplice, film su Anna Rita Sidoti, vincitore dell’Overtime Festival di Macerata. Il Keynote della lezione all’Università Cattolica di Milano

Se c’è una cosa che ho imparato da Una storia semplice, documentario realizzato con il regista Giuseppe Garau su Anna Rita Sidoti prodotto da .puntozero e Raining Film, è che non bisogna mai sottovalutare la potenza di una storia. Soprattutto se è dirompente, archetipica, simbolica.

Quando abbiamo lanciato la pagina Facebook speravamo di raggiungere certi risultati. Ma non potevamo immaginarlo. Sorpresi dalla reazione del pubblico, abbiamo messo in atto una strategia digital che voleva informare sul film e coinvolgere. Raccontare e alimentare la discussione. Parlare e, soprattutto, accogliere chi voleva condividere con noi un ricordo, un pensiero, un’immagine.

Tutto il lavoro di quasi un anno è diventato un caso studio che ho avuto il piacere di portare all’Università Cattolica di Milano al Master in Media Relation. Il mio intervento su Una storia semplice si trovava all’interno di una presentazione più ampia, questa:

Una bellissima opportunità, 27 ragazze e ragazzi interessati, brillanti, attenti a cui mi sembrava giusto dare qualche spunto e qualche strumento. Tutto questo, naturalmente, senza avere la pretesa di essere assoluto. Senza pensare che ciò che abbiamo fatto per Una storia semplice possa essere replicato con lo stesso successo con altri documentari.

L’obiettivo era semplice: far vedere che era possibile marciare con un film e portarlo al pubblico, senza troppo budget a disposizione, ma con una pianificazione multicanale e una strategia ad ampio raggio.

Siamo partiti dal trailer del film. Abbiamo analizzato la rassegna stampa e fatto vedere qualche GIF, così giusto per non annoiarsi. Poi, pian piano, siamo entrati nel cuore della strategia, divisa in 5 parti Abbiamo poi sottolineato l’importanza del lavoro di Community Management, fondamentale per far incontrare il film al proprio pubblico.

Arrivando poi alle conclusioni.

Nel corso di prossimi mesi, avremo modo di aggiornare queste slide e invito chiunque sia interessato al Keynote completo a contattarmi a goffredo@puntozerohub.com.

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Donald Trump, trionfo di un mostro (mediatico)

Un commento a caldo per gli amici di Balena Bianca sull’elezione di 45esimo presidente degli Stati Uniti

Dunque, Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti. Ha vinto contro tutta la stampa che lo dava per morto, caricatura, fascista, populista, ignorante. Ha vinto spazzando via l’establishment rappresentato da Clinton. Ha giocato su questo e ha giocato bene, molto bene. Ha sempre detto di non credere ai sondaggi e anche qui ha ragione: guardate il grafico qui sotto.

Ma come ha fatto a vincere? Con una remuntada da urlo in Florida, Ohio, North Carolina, Iowa (tutti stati in bilico fino a ieri) e piazzando la bandierina in Pennsylvania, Michigan e Wisconsin.

Nel suo primo discorso da presidente eletto Trump è apparso quasi istituzionale. Ha citato la Clinton — che gli ha attribuito il concession speech solo al telefono — senza mai definirla crooked, corrotta. Ed è già un ottimo punto di partenza. Ha messo davanti a tutti la comunità, un us — noi — che strizza l’occhio proprio a chi l’ha votato.

Ora dobbiamo cicatrizzare tutte le ferite, il popolo americano è uno solo e deve essere unito. Sarò il presidente di tutti gli Americani, nessuno resterà indietro, nessuno verrà dimenticato.

Suona istituzionale, vero? Questo dimostra che c’è già in atto uno scarto (e bello grosso) tra il Trump della campagna elettorale e quello presidenziale. In questo, il suo vice Mike Pence gli darà una gran mano.

Cosa succederà è difficile dirlo, ma ci sono un paio di cose da affermare, con convinzione:

  • è stata un’elezione strana, è vero, ma Trump ha stravinto;
  • il giornalismo internazionale non è stato in grado di andare oltre il personaggio spaccone, non ha saputo raccontare la base, come si definiva una volta;
  • anche io ho abboccato alla tentazione della semplificazione, e chiedo scusa per questo;
  • fare i sondaggi ha ancora senso?

Non succederà questo, ma provare a immaginare cosa succederà nei prossimi mesi è comunque un bell’esercizio, oggi.


Questo articolo è uscito su Balena Bianca. Qui e qui le altre analisi su Donald Trump nel corso della sua campagna elettorale.

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Una storia semplice vince l’Overtime Festival

L’aula magna dell’Università di Macerata piena. Ragazzi, tanti, appassionati di sport. E poi la famiglia di Anna Rita: il marito Pietro Strino, i tre figli, l’allenatore storico Salvatore Coletta. C’erano davvero tutti all’anteprima nazionale di Una storia semplice all’Overtime Festival di Macerata.

Il film, prodotto Raining Film e da .puntozero che ne sta curando anche la comunicazione, la campagna digital e l’ufficio stampa, ha vinto il premio come miglior documentario su più di 300 pellicole presentate.

14520447_1103525569725125_1741448267303498395_n«Siamo molto contenti di questo riconoscimento e vogliamo ringraziare la giuria», hanno dichiarato Goffredo e Giuseppe. «Il nostro desiderio è portare al cinema questo lavoro e far continuare la marcia di Anna Rita in tutta Italia».

«Il vostro è un lavoro bellissimo. Un montaggio sapiente, interviste incalzanti. Una storia di cui andare orgogliosi», ha commentato Franco Bragagna giornalista di Rai Sport.

Per tutti gli aggiornamenti, potete seguire la pagina Facebook ufficiale, oppure visitare il sito del documentario.

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Una storia semplice

Il documentario sull’atleta italiana verrà presentato in anteprima ad Ottobre all’Overtime Festival, il festival del racconto e dell’etica sportiva che si svolge dal 5 al 9 ottobre a Macerata.

Caldo, asfalto, una statale che corre lungo la costa della Sicilia. Siamo in provincia di Messina. E su quella statale c’è una piccola donna che cammina. Il suo nome è Annarita Sidoti. Chidda chi cammina, quella che cammina. Una leggenda dell’atletica, una delle donne che ha vinto di più – un oro Mondiale, due ori e un argento agli Europei, un oro e un bronzo negli Europei indoor – trasformando il volto della marcia italiana nel mondo.

Campionessa, atleta, marciatrice, donna a tutto tondo. Il documentario Una storia semplice di Goffredo d’Onofrio e Giuseppe Garau ripercorre la storia dello scricciolo d’oro della marcia italiana, come l’ha definita Candido Cannavò, storico direttore della Gazzetta dello Sport.

«Abbiamo voluto fare un vero e proprio viaggio nella vita di Annarita. Piccola, piccolissima di statura, ma con una determinazione senza pari in pista e fuori. Una donna che ha saputo lottare anche contro la malattia che l’ha portata via l’anno scorso. Una figura femminile che ha rappresentato per tutte le persone che ha incontrato nella sua vita un esempio di determinazione e coraggio», dice Goffredo d’Onofrio, giornalista e autore del documentario.

«Una storia semplice contiene nel suo titolo anche una dichiarazione di intenti formali. La semplicità è infatti la chiave con la quale il documentario è stato girato e montato. Il film consiste in una fitta serie di interviste che si alternano ad immagini provenienti dall’archivio personale di Annarita Sidoti. Una regia minimale, pulita e semplice, come era Annarita», commenta il regista Giuseppe Garau.

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Un racconto corale costruito attraverso un massiccio impiego di materiale inedito che si intreccia con le testimonianze di amici, parenti, allenatori, avversari, compagne di allenamento. Un percorso che porta lo spettatore ad entrare dentro gli aspetti più sconosciuti della vita di questa piccola grande donna e le sfumature della carriera sportiva che l’ha portata sulla vetta del mondo.

Il documentario prodotto da .puntozero e Raining Film verrà presentato a Macerata in una serata-evento all’Overtime Festival, il festival del racconto e dell’etica sportiva ad Ottobre 2016.

 

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I finti famosi

Sul Corriere un pezzo dedicato ai trucchi per aumentare la visibilità. Non tutti i like luccicano. E non tutti durano per sempre. Il commento di Goffredo intervistato da Michela Proietti nelle pagine del giornale (che trovate qui sotto) o sul web, cliccando qui.

Corriere della Sera - 30 Luglio 2016 (trascinato)

[072016] - Come promuovere il proprio corso | Lombroso16_img.001

Come farsi trovare online (e offline)

Un corso, un laboratorio, un’attività culturale. Ma anche la vendita di prodotti, la promozione di un evento o di un’associazione. Questo e molto altro è il soggetto di Come promuovere il proprio corso. Ovvero: come farsi trovare online e offline, lezione tenuta da Serena rivolta ai docenti e ai collaboratori del polo culturale Lombroso16 a Torino.

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Un viaggio nelle strategie, negli strumenti e nelle buone pratiche necessarie a chi comincia la propria attività. Una bussola essenziale che vuole aiutare ad orientarsi tra siti web, social network, direct mailing e newsletter. Senza dimenticare il buon vecchio passaparola. 

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«Avere a disposizione questi strumenti può aiutare», ha detto Serena. «ma non si deve fare l’errore che fanno in molti: quello di pensare che tutto ciò basti. No, non basta. Serve affidarsi a dei professionisti, quando possibile, per fare il salto di qualità. Ma avere idea di cosa chiedere e cosa può funzionare, può senza dubbio aiutare».

Il Keynote del corso si può scaricare qui. E per ogni domanda potete scrivere a serena@puntozerohub.com

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Tre motivi per buttarsi sui video live (anche se sei una piccola azienda)

Se ultimamente avete sentito che i video live sono il futuro dei social media, non avete sentito male. Li avete visti sulle vostre bacheche e sulle vostre timeline. Lo sospettavate, certo. Ora è arrivata la conferma. Se i video live stanno andando così forte, allora, si possono trarre un paio di conclusioni. La prima: live video content is the king, comunque e per chiunque. La seconda, che ci tocca un po’ più da vicino, riguarda i piccoli business. Che possono essere aiutati a crescere e a raggiungere pubblici molto, molto ampi. Sì, d’accordo, ma come si può fare? Social Media Examiner suggerisce 3 strategie. Vediamo quali:

  1. Fai vedere come è fatto il tuo prodotto
    Periscope, Facebook Live a breve anche YouTube (che qualche giorno fa ha annunciato la creazione del proprio live streaming da mobile): sono tutti strumenti di video in diretta che servono per avvicinare il potenziale cliente al brand. È l’umanizzazione dell’azienda, un processo empatico che porta follower, fan e potenziali acquisti.
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  2. Quando lanci un prodotto associalo a un contest
    Ovvero, detto in altre parole: se fai questo, ti regaliamo questo. Doritos è andato alla grande su Twitter, ma si può fare con delle situazioni di e-commerce o unboxing. Tutto live, naturalmente. Tutto in streaming. Perché se sei lì con l’azienda, sei parte di loro.
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  3. Porta in giro i tuoi clienti.
    Se hai uno studio, un laboratorio, un co-working. Se la tua azienda ha, insomma, un luogo fisico, fallo vedere. Perché è nella naturalezza della quotidianità che si scopre l’aspetto più umano di un business. Creando affezione. E predisponendo all’azione.
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#DareToZlatan

E poi c’è Zlatan Ibrahimovic. Che quando lo vedi pensi a quanto lo vorresti nella tua squadra. E non importa se prima ha giocato in altre. Lo vuoi e basta. Con quella faccia un po’ così, da ghetto bosniaco-svedese. Con quella cattiveria che sa trasmettere a tutta la squadra, sempre, ovunque. Dove c’è lui, si vince (Champions esclusa, ma tant’è…). E allora, quando è trapelata la notizia di un suo annuncio su Facebook, con tanto di conferenza stampa, evento e tutto il resto, c’abbiamo creduto tutti.

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«Dai che ora dice che viene da noi», hanno pensato in molti. Giornalisti, tifosi. E tutti a collegarsi. Con tanto di aumento esponenziale di Fan su Facebook, che non guasta. 

Schermata 2016-06-16 alle 16.20.38Zlatan ha vinto ancora, almeno vedendo i numeri. Già, perché non solo non è stato fatto alcun annuncio ufficiale dal punto di vista sportivo (Zlatan andrà al Manchster United, pare), ma è tutto ruotato attorno al lancio di A-Z.com. Vestiti, banalissimi vestiti, altro che passaggi di squadra. Intanto, magliette e compagnia sono state accompagnate da un evento social con numeri che fanno girare la testa. 

Schermata 2016-06-16 alle 16.03.11Un milione di views per la diretta, picchi di 100.000 visitatori. Tutto grazie al personal branding. Tutto grazie al faccione di Zlatan. Che ha saputo creare una grande aspettativa mediatica, anche grazie ai giornali online che hanno trasmesso la diretta, amplificando la pubblicità ad A-Z. E gli amici che si sono chiusi in bagno in ufficio sperando di sapere qualcosa di più? Delusi, almeno un po’. Ma con A-Z in testa, sicuro.