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Categoria: Case Study

I 6 progetti editoriali che amiamo e che secondo noi hanno un bel futuro

Verticali, per addetti ai lavori, newsletter o documentari girati in 4 anni. Abbiamo selezionato sei progetti editoriali che ci piacciono e che possono servire (a tutti) come ispirazione 

Per noi sono i magnifici 6. Sei progetti che ci stanno piacendo, che guardiamo con ammirazione e che studiamo ogni giorno. Perché se c’è una cosa che stiamo imparando è che bisogna sempre vedere con interesse quelle realtà che possono ispirarci. Per noi essere Freelance vuol dire fare tesoro della rete e delle opportunità che offre. Grazie ai social ce ne sono di più, molte di più. Chiedersi: come posso mettere a frutto questa intuizione? Come posso adattarla, farla evolvere, farne tesoro? Per questo il nostro feed è pieno di cose che riteniamo “fighe”. Che suscitano in noi l’effetto WOW e allo stesso tempo, ci danno una pennellata in più. Ne abbiamo scelti 7, alcuni noti, altri un po’ meno.

Chiedersi: come posso mettere a frutto questa intuizione? Come posso adattarla, farla evolvere, farne tesoro?

Freeda

Che cos’è?
È un verticale femminile, solo su Facebook e Instagram, al femminile. Fondata un anno e mezzo fa circa da Andrea Scotti Calderini (ex Fremantle Media e Mediaset), dalla direttora editoriale Daria Bernardoni (ex BookRepublic, Yahoo e MSN) e da Gianluigi Casole. Ha un sacco di like, condivisioni commenti. Qualche tempo fa Wolf (di cui parliamo qui sotto) ha intervistato i fondatori. Ci ha colpito, soprattutto, uno dei passaggi di Calderini:

«Secondo noi in questo mondo di piattaforme peer to peer è importantissimo ascoltare moltissimo i feedback della nostra audience, non per far fare a loro la linea editoriale, ma per ascoltarli in modo intelligente, sintonizzarci e rispondere sempre di più alle loro esigenze».

Perché ci piace
Ci piace perché i suoi contenuti sono curati, interessanti, graficamente accattivanti. Sono dedicati a un pubblico specifico e riescono a lasciare una traccia.

Tracce di futuro
Audience design. Il contenuto portato al pubblico all’ennesima potenza. Questa cosa è interessante perché secondo noi sarà sempre di più un elemento fondamentale per attivare progetti efficaci. Conosci il tuo pubblico, e impara a dialogare con lui.

Wolf

Che cos’è?
È una newsletter a pagamento dedicata al mondo della comunicazione. Direttamente nella tua casella di posta, Wolf racconta con il metodo slow-news i cambiamenti, le tendenze, i concetti attorno al nostro lavoro. No, nessun tutorial. Nessun “come diventare ricchi in 30 click”, ma tanto approfondimento. E soprattutto: una comunità online che si scambia idee sul gruppo Facebook, capace di interagire senza spocchia, ego o ditini alzati. Una comunità che si aiuta e che risponde.

Perché ci piace
Chi ci segue lo sa: ci piace perché dà valore alle conversazioni che avvengono in modo virtuale. Le trasforma e le fa diventare contenuto. Perché informa e stimola.

Tracce di futuro
Anche qui: ascolto e contenuto on-demand fanno la differenza. Una newsletter verticale dedicata al suo pubblico e attento alle sue esigenze. Non ci perdiamo un numero e siamo contenti di pagare l’abbonamento. Insomma, è un modello di business da imitare.

Veleno

Che cos’è?
Veleno è una serie audio a puntate che ricostruisce storie di cronaca nera sparite dalle pagine dei giornali. Materiale d’archivio, ricerca, cura dei contenuti e della forma. Un ritmo incalzante e una struttura narrativa che ti fa entrare subito dentro. È un podcast di 7 puntate. Tutte le registrazioni audio del passato, i verbali e gli atti sono originali e tutte le voci che raccontano la storia oggi sono quelle vere dei suoi protagonisti. Ogni puntata aggiunge un nuovo capitolo, quindi è importante ascoltarle in ordine, a partire dalla prima. È audio, ma anche contenuto multimediale, grazie al lavoro del Visual Lab del gruppo Espresso. Prende spunto da Serial ed è un contenuto anticorpo, nonostante il nome.

Perché ci piace
No, non diremo che è l’anno del podcast. Non esiste l’anno del podcast. Esiste però l’anno in cui un grande gruppo ha deciso di investire su un prodotto del genere. Veleno è andato bene – almeno per il sentiment che si è visto in rete – ed è un buon modo per confezionare un contenuto, anche complesso. Del resto, non è il primo podcast che abbiamo visto in giro, quest’anno. Francesco Costa ha fatto evolvere la sua newsletter in questo tipo prodotto. E da un paio di settimane anche il Post ha lanciato il suo Postcast.

Tracce di futuro
Prodotto potenzialmente infinito, con costi relativamente bassi. Con la possibilità di integrarlo in (quasi) ogni tipo di progetto.

Riprendiamoli

Che cos’è

Riprendiamoli è un altro bel lavoro del Visual Lab. Come si evolve un lavoro come Guinendadi? Così. Tematica complessa e districata resa accessibile da ricerca, visualizzazione di dati, video. Tematica di cui si sente poco parlare ultimamente (vi ricordate quando in campagna elettorale si disquisiva di lotta alla Mafia? Oggi chi ne discute?).

Perché ci piace
Perché è il lavoro di un team variegato e perché sfrutta tutte le potenzialità a disposizione. Sarebbe stato da 10 e lode se dal punto di vista video vi fosse stato un approccio un po’ documentaristico. Ma sono vezzi nostri. Il lavoro è eccellente.

Tracce di futuro
Un po’ come per Veleno, Riprendiamoli mira a riportare alla luce argomenti lasciati un po’ nel dimenticatoio. E lo fa mettendo in campo quasi tutti gli strumenti possibili.

Humans of New York - LA SERIE

Che cos’è
Humans of New York LA SERIE è il frutto di 1200 interviste, 4 anni di lavoro. È un modo di raccontare che sembra anche una specie di esperimento sociologico. Quando si sente “sì, ma le pillole sul web hanno rotto”, giriamo al mittente questo link. Oppure quello di The internet warriors. Per noi sono nuovi modi di concepire il documentario. Ritratti, fatti con cura.

Perché ci piace
Curati in ogni dettaglio, montati e girati in modo eccellente. È come dovrebbe essere il racconto video per il web e non solo. Un lavoro che dura 4 anni, poi, merita la nostra ammirazione a prescindere.

Tracce di futuro
Creare serialità di qualità. Impresa difficile, ma non impossibile.

Now This

Che cos’è
Now This si definisce “A brand new video network built from scratch for people who get their news on mobile devices and through social streams”. Sono video sui social media, ma è anche un sito. Argomenti trattati: news, politica, futuro, lei, intrattenimento, soldi, nerd. Ammicca ai più giovani (qualcuno ha detto Snapchat?) ed ha contenuti pensati ed editati per i social media (video quadrati come se piovesse).

Perché ci piace
Perché impossibile non vederli. Ingaggio elevatissimo, comunità che commenta. Contro ogni cambiamento di algoritmo (per ora).

Tracce di futuro
Più che di futuro, qui si parla di presente. Oggi molti provano a imitarlo, pochi ci riescono.

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Come fare un’intervista per un documentario

Il cuore di un documentario dal punto di vista autoriale è l’intervista. Sic et simpliciter come dicevano i latini; facile a dirsi, diciamo noi. Realizzare UNA STORIA SEMPLICE è stato per me un momento di enorme crescita professionale. Mettere insieme un lavoro di 52 minuti, con oltre 20 interviste, mi ha fatto entrare subito in un mondo che conoscevo solo sulla carta: creare coerenza narrativa tra una domanda e l’altra, tra un intervistato e un altro. Raccordare i vari elementi della storia, attraverso voci diverse, è stata, forse, la sfida più grande.

A mio avviso non esiste l’intervista perfetta, semplicemente perché ogni intervista vive di vita propria. E va collocata nel contesto adeguato, all’interno della cornice del progetto che si sta portando avanti, tenendo sempre presente anche gli aspetti tecnici, a volte trascurati da chi “fa le domande”.

Con questo post mi piacerebbe dirvi come ho fatto io, per punti. Per condividere e, perché no, per accogliere suggerimenti, se ce ne sono. Perché in questo lavoro non ci si deve mai fermare, bisogna studiare sempre. Perché è necessario uscire dalla zona comoda delle proprie certezze e sperimentare, quanto più possibile.

Quindi, fin da ora, grazie per chi vorrà mettersi lì a scrivere e suggerire. Ecco la mia personalissima lista.

1

Le interviste vanno preparate. Archivio, ritagli, video, social: leggere tutto, ascoltare ogni cosa. E aggiungere, se necessario, tutto ciò che può servire per arrivare pronti quando si schiaccia REC. Quello che non ti dicono i ritagli, ovviamente, è il carattere delle persone. Quello va gestito con empatia, cercando di accelerare o rallentare il ritmo a seconda del momento. Con UNA STORIA SEMPLICE, ad esempio, ho deciso di non chiedere nulla sulla malattia di Anna Rita. Non in modo esplicito. Se l’intervistato voleva parlarne, bene. Ma appena vedevo commozione, ho spento tutto. Non è con il pietismo che si emoziona. Le lacrime non sono necessarie e sono un fatto privato.

2

Trovare un tema per ogni intervista. Con gli atleti ho parlato delle gare, con gli esperti ho parlato della disciplina, con gli amici del carattere di Anna Rita Sidoti. E ancora: con la famiglia ho cercato di esplorare i mondi privati. Ho sempre cercato di non mischiare le cose, anche se – a volte – veniva naturale farlo. Mi sono preparato una scaletta di domande (una decina) sul tema scelto, tenendone sempre 2-3 “di riserva”. Poi, però, c’era la conversazione che anticipava o bruciava una domanda in scaletta: poco male. In quel caso, è si entra in una specie di tango e il compito dell’autore è non pestare i piedi al tuo compagno, lasciandolo in qualche modo “guidare”.

3

Pensare al montaggio. Diverse volte, mentre facevo le interviste, mi sono trovato a pensare: «questa cosa potrà essere utile al regista?». È fondamentale provare a immaginare come potrà essere quell’intervista in video. Che tagli si possono fare, cosa tenere, cosa buttare via. Molto spesso hai una sola possibilità, una sola finestra: pensare a chi deve montare, mentre fai un’intervista non è facile, ma può fare la differenza.

4

Follow-up. Fare sempre la domanda in più. Se l’intervistato ti apre la porta ad un argomento che, magari, non si è preso in considerazione in fase di preparazione, non avere paura di approfondire. Se è lì, davanti a te, con le telecamere puntate, le luci e i microfoni è già predisposto a rispondere. A te non costa niente e da una risposta imprevista, può venire fuori la frase che collega tutto.

5

Sbobinare tutto, prima possibile. Appena a casa, isolare l’audio e trascrivere l’intervista. Se si ha un lavoro lungo da fare, con molte voci, sarà fondamentale avere tutto su carta. Agevola chi deve montare, ovviamente. Ma agevola anche l’autore perché tra un’intervista e un’altra ha tutto salvato su file e può andarsi a rileggere tutto, per trovare anche nuovi spunti.

[***BONUS***: il regista vi sarà grato per sempre per questa cosa]

[CASE STUDY] Una storia semplice

«La sconfitta non è definitiva fino a quando tu non ti arrendi»

È la frase manifesto di Anna Rita Sidoti. Intensa, vera, nasconde dietro ogni parola ciò che è stata Anna per lo sport, per la sua famiglia, per i suoi amici.

Quella che vi vogliamo raccontare in queste righe è un’altra marcia, composta anch’essa da passi e cambi di ritmo. Anch’essa piena di emozioni e dedizione. È la marcia che ha portato UNA STORIA SEMPLICE al cinema, con oltre 5.000 spettatori, 55 proiezioni in tutta Italia, 13.000 Fan su Facebook.

Un film indipendente, prodotto da .puntozero e Raining Film con un budget limitato che ha trovato la collaborazione di FIDAL e Unipol e ottenuto il patrocinio dal CONI.

Un “case study”, come si dice in gergo, necessario per fermare anche le emozioni. Perché sono stati mesi davvero intensi e che ci porteremo dentro per sempre.

 

IL PROGETTO: PRODUZIONE E POST-PRODUZIONE

UNA STORIA SEMPLICE nasce da una chiacchierata tra Giuseppe e Goffredo; un momento in cui inizia a diventare concreta la possibilità di raccontare l’epica di una campionessa come Anna Rita. Dopo aver contattato il marito di Anna Rita Pietro Strino e fissate le prime interviste, abbiamo messo in moto la macchina produttiva.

Grazie a mezzi propri .puntozero e Raining Film hanno iniziato a raccogliere il materiale: 1 automobile, 2 camere, le luci, il microfono. Una produzione con budget davvero ridotto che si basava inizialmente sulla passione e sulla voglia di far conoscere a tutti la storia dello scricciolo d’oro della marcia italiana. Un giro d’Italia in cui sono state raccolte 20 interviste e quasi 30 ore di girato. Il materiale è stato poi montato in poco meno di 2 mesi.

DEFINIZIONE PUBBLICO E AUDIENCE DESIGN

Contemporaneamente alla realizzazione del documentario, Carolina ha ideato e proposto la strategia di comunicazione, isolando il pubblico e puntando su Facebook. È stato realizzato un sito in cui sono state raccolte tutte le informazione del film (sinossi, bio, autori, contatti) ed è subito iniziato il processo di fan base acquisition attraverso una strategia verticale.

Una volta preparati tutti i materiali grafici da Daniela, è stata lanciata la pagina ufficiale: http://www.facebook.com/unastoriasemplice e da quel momento è iniziata la campagna.

 

Obiettivo: arrivare ad almeno 5000 fan entro 3 mesi.  La costruzione della fan base ha vissuto di 4 momenti fondamentali:

  • l’attività di Community Management
  • la definizione di un piano editoriale capace di rispettare il suo pubblico, insieme alla creazione e alla diffusione di contenuti esclusivi e format grafici definiti
  • l’attività stampa
  • la campagna DEM

 

L’ATTIVITÀ DI COMMUNITY MANAGEMENT

Sono stati contattati 625 gruppi, pagine o profili privati e raggiunte 4.023.889 persone. I gruppi sono stati divisi per macro-aree di interesse: sport, donne, didattica/scuola/univeristà, running. In ogni gruppo sono stati lanciati messaggi ad hoc per far conoscere la pagina ufficiale del film. In questo modo, si è provveduto ad una vera e propria audience design, in vista della proiezioni in sala. Isolare il pubblico, dunque, partendo dai gruppi su Facebook per poi portarli alla pagina ufficiale del film.

Contenuto

Sulla pagina sono stati postati contenuti di vario genere: video, grafiche, quote, pezzi di interviste. Tutto questo per svelare pian piano il film, raccontandolo e rispondendo a curiosi, appassionati, amici e tifosi. Il trailer di UNA STORIA SEMPLICE nelle prime 48 ore dal lancio è stato visualizzato da più di 200.000 persone con una spesa di ADV inferiore ai 5 Euro, segno del grande interesse organico che la figura di Anna Rita Sidoti riscuoteva e riscuote tuttora.

ATTIVITÀ STAMPA

Anna Rita Sidoti era amata da tutti. La stampa si è dimostrata incuriosita e interessata al documentario. Tutte le testate nazionali (cartecee, web, televisive, generaliste e specialistiche) hanno dedicato ampio spazio a UNA STORIA SEMPLICE. Questo – anche grazie alla vittoria dell’Overtime Festival – ha creato una spirale di interesse anche su Facebook in un gioco di rimbalzi che ha aumentato la penetrazione della pagina, portando a 6.000 i fan dal 18 settembre al 31 dicembre del 2016.

AL CINEMA

Raggiunta quota 6.000 i tempi erano maturi per andare nelle sale grazie a Movieday. È partita, dunque, una doppia campagna di comunicazione: da un lato si è continuato a sollecitare la comunità sulla pagina Facebook, cercando di aumentare sempre di più il numero di fan; dall’altro sono state isolate le città e le date per le proiezioni sul grande schermo.

Abbiamo iniziato dalla Sicilia, per poi spostarci in tutta Italia. Il meccanismo di Movieday è semplice: la proiezione viene confermata se si raggiunge un quorum di persone. Per questo tutta l’attività di comunicazione e di fan acquisition è risultata fondamentale per raggiungere il quorum.

Tra Movieday e distribuzione tradizionale, sono ci sono state 55 proiezioni in tutta Italia e 5023 spettatori. Per ogni proiezione è stato creato un evento su Facebook all’interno della pagina ufficiale, riempito a sua volta con contenuti esclusivi e informazioni di vario tipo. Questo poi, ha consentito anche un’ulteriore fase di lancio stampa locale, fondamentale per entrare nell’agenda culturale e locale delle città.

 

LE SCUOLE

Durante la campagna in Sicilia abbiamo attivato le proiezioni per le scuole. È stato un processo sviluppato in corso d’opera che ha portato al cinema quasi 2.000 ragazzi.

GLI SPONSOR

UNA STORIA SEMPLICE è stato supportato dalla FIDAL, la Federazione Italiana d’Atletica Leggera e da UNIPOL, da sempre attenta allo sport e all’atletica. Durante la proiezione romana, il film è stato apprezzato anche dal Segretario Generale del CONI, Roberto Fabbrcini che si è speso per estendere il patrocinio del Comitato Olimpico al film. Questo ci consentirà di iniziare un programma per raggiungere tutte le scuole di Italia. 

I NUMERI

Questi i numeri di UNA STORIA SEMPLICE (fino ad oggi, Luglio 2017)
5023 spettatori al cinema
55 proiezioni in tutta Italia
625 gruppi di interesse contattati su Facebook
4.023.889 persone raggiunte con attività di Community Management
200.000 le visualizzazione del trailer lanciato il 18 settembre in meno di 48 ore
12.863 fan su Facebook
30 ore di girato
1 macchina utilizzata per gli spostamenti in tutta Italia
20 interviste
2 mesi di montaggio
4 persone dietro questo progetto
1 festival vinto

Giornalismo e business nell’era digitale

I social media, l’engagement, le buone pratiche. E soprattutto: il contenuto e la community. Il Keynote presentato al corso di aggiornamento professionale organizzato dall’Odg Lombardia

C’è chi, entusiasta, ha visto nella App di Quartz la rivoluzione del mestiere. Chi, invece, passata la moda, ha iniziato a fare a bot con le news. E ancora: Snapchat e un programma come BBC Panorama possono convivere? Soprattutto: serve a qualcosa? La notizie a portata di tap e di click stanno aiutando il giornalismo? E se un giorno ci fossero solo giornalisti robot?

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Questi e tanti altri i temi trattati in Giornalismo e business nell’era digitale: si può guadagnare con i social?, corso di aggiornamento tenuto dall’Ordine dei Giornalisti Lombardia.

Ci sono diversi indizi che ci fanno dire che sì, il giornalismo digitale nella sua ultima evoluzione ha portato il grande pubblico davanti a un concetto prima nascosto e ora talmente esplicito che non si può più ignorare. Al netto dello sviluppo tecnico e tecnologico, è la storia a vincere. È il contenuto. È il racconto, sono i fatti. E questi fanno community e da qui non si scappa.

Lo dice, ad esempio, il caso delle Newsletter tutte italiane. Slow-news, Goodmorning Italia, Francesco Costa e le elezioni americane. Tutti modelli – anche imprenditoriali – che sono stati premiati dal pubblico. Una nicchia, potrete controbattere. E forse, avreste ragione. È un sistema dal respiro medio, che può contare solo sulla passione di premiare un’idea, un prodotto. Ma è un sistema che c’è, esiste e che può diventare modello. Leggete le slide qui sotto:

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Simile è anche il caso dei longform, diventati ormai genere giornalistico a tutti gli effetti e che – grazie al web – hanno trovato nuove vie di trasformazione. Come nel caso di Marc Ellison, fotogiornalista e fumettista che è riuscito a mettere insieme il giusto mix tra graphic novel, web e racconto giornalistico.

Poi, i social e la ricerca del pubblico giovane. Come nell’esempio di Ravin Sampat, professione “Audience Engagement” per BBC. Un ragazzone che segue passo passo John Sweeney, storico conduttore di BBC Panorama. Motivo? Fare breccia nel pubblico Under 30. Come? Con Snapchat. Risultato? Reportage così premiati da una community appassionata. 

Insomma, tutto questo – ma anche tanto altro – nell’incontro che ho tenuto con Giovanni Capuano, Roberto Monzani e Teobaldo Semoli. Una mattinata tra modelli, evoluzioni, social media e giornalismi. Per scaricare la presentazione potete cliccare qui. E per ogni domanda: goffredo@puntozerohub.com

Giornalismo sportivo, uffici stampa, aziende

Un’analisi che è partita proprio dai Social Media, dalla loro penetrazione in Italia e dai comportamenti degli utenti. Come ci si comporta quando si trova davanti all’argomento sport?

C’è, poi, il fenomeno Snapchat che con oltre 250k utenti in Italia e con una permanenza media di oltre 150 secondi è il social in ascesa, anche nel mondo dello sport.

Infine, alcune risorse del mestiere. E se dopo aver scaricato il Keynote, c’è una qualsiasi domanda, non siate timidi: scrivete pure a goffredo@puntozerohub.com