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Strategia di comunicazione: ecco di che cosa devi tenere conto

Come si crea una strategia di comunicazione in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati e rimanere coerente nel tempo? Cinque passi da fare con il cliente, prima di ogni altra cosa

Quando si parla di “strategia” è importante tenere a mente il pubblico, gli obiettivi, i numeri. Avere il coraggio di cambiare in corsa, se le cose non vanno, ma – soprattutto – immaginare chi riceverà il nostro messaggio. Abbiamo riassunto in 5 punti i passi di cui devi tenere conto quando ti approcci a questo argomento.

Capire il contesto

Uno degli elementi più importanti per costruire una buona strategia di comunicazione è studiare e prendere le misure del contesto in cui si colloca l’azienda o l’organizzazione.

Studiare il contesto significa misurare una serie di indicatori che partono dalla classica analisi dei competitors, come da manuale, ma poi andare un po’ oltre con gli orizzonti. Per osservare e capire il contesto in cui un’azienda si colloca è necessario infatti avere un’idea precisa di quale sia il suo “posto nel mondo”, quali siano i suoi obiettivi, dove si colloca il suo fine ultimo (Portare la tecnologia dove non c’è? Contribuire a fare progredire un certo campo di studio? Introdurre sul mercato un prodotto che prima non esisteva?).

Capire il pubblico

Per capire a chi si rivolge un’azienda è necessario andare oltre la semplice mappatura dei clienti. Una buona strategia di comunicazione non deve rivolgersi solo ai clienti principali.

Occorre dividere i pubblici, le persone che ci ascoltano, ci seguono. Non tutti sono dei potenziali clienti ma, con una buona comunicazione, potenzialmente tutti coloro che appartengono a una certa cerchia possono entrare a far parte di un panorama di condivisione del messaggio che si vuole inviare.

Capire gli interessi condivisi dei nostri pubblici, le parole chiave che appartengono al loro vissuto quotidiano, gli orizzonti di senso che hanno in comune, i personaggi pubblici che amano, le trasmissioni tv che odiano, la squadra per cui tifano, la musica preferita, il cibo, ecc. Tutti questi elementi ci aiuteranno a capire chi sono le persone che ci potranno “seguire” nella nostra comunicazione, per chi sarà utile quello che diciamo/scriviamo/fotografiamo, chi sarà disposto, quindi, ad acquistare il nostro prodotto. Nel Marketing, questa suddivisione del pubblico e la capacità di avvicinare al canale di vendita viene indicato come “funnel”.

Individuare le narrazioni presenti in azienda

Ascoltare i propri interlocutori aziendali in fase di costruzione dello storytelling è fondamentale. All’interno di qualsiasi tipo di organizzazione esistono più livelli di narrazione spontanea profonda, che hanno a che fare con il passato dell’azienda, con la storia dei suoi dipendenti, con il modo di lavorare.

Il modo migliore per individuare queste storie nella storia è l’ascolto. Può essere utile fare dei focus group, delle interviste chiave, analizzare il materiale d’archivio o visivo che viene prodotto – anche inconsapevolmente – dall’azienda.

Porsi degli obiettivi: mappare e progettare

Una buona narrazione strategica deve essere strettamente connessa agli obiettivi di comunicazione individuati.

Gli obiettivi servono a tracciare una rotta, a mappare i contenuti e organizzarli strategicamente, a progettare il senso della narrazione nel tempo, di modo che sia sempre coerente e mirato.

Misurazione e test

Un fattore che non va mai dimenticato è quello della fase di valutazione e di test. Una volta che si è definito il piano di comunicazione, il piano editoriale e si sono avviate le campagne adv è necessario capire cosa sta funzionando cosa no.

Le verifiche si possono fare in diversi modi: avviando dei test A/B, per capire – a parità di contenuto dei messaggi – cosa funziona di più su un pubblico piuttosto che un altro; oppure in modo più veloce, analizzando le proprie campagne, mettendole in comparazione con i KPI medi e valutando le loro performance.

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