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Tutte le cose che abbiamo imparato dal 2017 come freelance

Cosa abbiamo imparato da questo anno appena finito come network di freelance, cosa ci portiamo nel nuovo anno 

Il passaggio da un anno ad un altro non è che una convenzione. Un numero che cambia, gli errori che a volte si compiono scrivendo la data, la capriola di una pagina sul calendario in cucina. Eppure, chissà perché, quel momento che va da metà dicembre a metà gennaio è sempre un’occasione speciale. Un anno che finisce e che ci fa ripercorrere quello che abbiamo fatto, quello che siamo diventati, le cose belle e brutte che abbiamo vissuto. E il nuovo che si affaccia, che ci chiede: dove andiamo?

 

Abbiamo deciso di scrivere qui quello che abbiamo imparato nel 2017 e che ci porteremo nella valigia nell’anno che arriva

Avere una bussola

A volte capita, da freelance, di essere scoraggiati: maciniamo tante di quelle idee, che se dovessero pagarci per questo saremmo miliardari. D’altronde, chi fa questo mestiere vive delle proprie idee, della propria creatività. Noi di idee ne abbiamo tantissime, ogni giorno quasi ne arrivano di nuove. Le idee che si trasformano in progetti, però, sono molte di meno. Perché? Perché le idee, per diventare realtà (ovvero progetti, azione, parole), devono avere una bussola e saper percorrere una strada impervia e difficile. Una serie di tappe che servono a metterle alla prova, a testarle e stressarle, per capire se – davvero – possono diventare parte del vissuto collettivo. 

  • Le idee vanno socializzate: parlarne con altri, chiedere opinioni, spiegare nel dettaglio anche gli aspetti più problematici della loro realizzazione aiuta a fare le prime valutazioni
  • Mettere via il computer e prendere carta e penna: iniziare a disegnare una mappa, ipotizzando tutte le variabili e le sfaccettature che l’idea porta con sé. Disegnare ci è servito tantissimo per definire i confini dei nostri progetti
  • Trasformare il disegno in una lista, scremata, delle macro aree dell’idea/progetto. La lista ora può diventare un planning: per fare un planning ci vuole immaginazione (quella del disegno di prima), realismo, concretezza
  • Essere severi con il proprio planning: per portare avanti un’idea / progetto indipendente (dove non c’è nessuno che ti paga e che detta tempi e metodi, è facile perdersi) bisogna essere severi e rispettare maniacalmente le scadenze che ti sei dato

Rispetta le scadenze che ti sei dato, per essere freelance ci vuole metodo. Poi arriva il resto 

Evitare i preventivi inutili

Negli ultimi mesi prima della fine dell’anno, abbiamo lavorato a decine di preventivi. Ogni preventivo richiede cura, investimento di tempo, risorse, telefonate a collaboratori, richieste ad altri professionisti. Molti di questi preventivi non sono entrati, per varie ragioni. Ci siamo chiesti se potevamo evitare del lavoro inutile, e la risposta è stata sì (in alcuni casi).

Quando fare un preventivo è uno spreco di tempo:

  • Quando c’è troppa fretta da parte del cliente: vale in generale, ma vale ancora di più nella comunicazione. La fretta non porta da nessuna parte e soprattutto fa partire male ogni progetto di narrazione, che richiede tempo per germogliare, essere coltivato, crescere
  • Quando si comincia prima a parlare di soldi (e di sconti), poi di idee
  • Quando il cliente non sa in che direzione vuole andare
  • Quando il progetto proprio non ti interessa 

Fare formazione sempre

La formazione nella vita di un freelance è essenziale per crescere, acquisire nuovi strumenti. Non lo abbiamo scoperto quest’anno, però è una cosa che sicuramente ci portiamo a casa, ancora e ancora. Formazione non significa solo fare corsi ma nerdare con strumenti nuovi, anche se non ti servono a stretto giro, scoprire nuovi generi, appassionarsi a cose totalmente nuove, con un unico obiettivo: non appiattirsi mai.

Lavorare con gli altri è difficile ma fondamentale

Quest’anno abbiamo lavorato con tantissimi professionisti, molto diversi tra di loro. Registi, grafici, motion grapher, illustratori, sviluppatori, giornalisti. Lavorare con gli altri non è facile, bisogna avere prima di tutto ben in mente la propria strada, essere esigenti ma nello stesso tempo capire tempi, metodi e personalità altrui. Quello che abbiamo imparato, però, è che lavorare con gli altri – quando sei freelance ma anche quando non lo sei – è essenziale. Quindi vale la pena studiare e capire quale sia la strada per farlo nel modo migliore possibile. 

Riconsiderare la propria gestione del tempo

Una delle cose che abbiamo vissuto di più quest’anno è la gestione del tempo. E ci siamo resi conto che, da freelance, occorre liberarsi totalmente della concezione dei tempi lineari di lavoro. Le otto ore canoniche da dipendente non esistono più. Bisogna imparare a lavorare con picchi altissimi (ci sono stati periodi in cui facevamo le “ore piccole” praticamente tutti i giorni) e riconoscere i momenti di pausa. E saperli vivere (senza l’ansia della notifica, del dover essere sempre sul pezzo, dell’ ”oddio e se mi sfugge questa opportunità?”). 

La creatività ha bisogno di noia

Prendersi del tempo lento, sprecare tempo, annoiarsi, è fondamentale per continuare a lavorare. Sembrerà un paradosso ma la creatività, per funzionare, ha bisogno anche di questo. Correre da una parte all’altra, da un progetto all’altro, non aiuta a crescere né a stimolare nuove idee. 

Saper dire dei no

Ultimo e fondamentale pezzo di valigia per il 2018: i no servono. Servono a fare crescere la propria professionalità e la stima che abbiamo di noi stessi. Servono a non accontentarsi, a capire cosa non vogliamo e cosa invece desideriamo per la nostra carriera. Servono anche a saldare dei rapporti, a fare capire il proprio valore agli altri, a stabilire i confini dentro i quali vogliamo lavorare e vivere. 

Ora possiamo dirlo, con lentezza, curiosità e un po’ di lezioni imparate “sul campo”: buon 2018 di vita e lavoro! 

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