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Essere Freelance in tutto il mondo. Il caso Bekudo. Intervista a Virginia Fiume e Emma Perrotta

Un progetto che mette in rete i Freelance, che li fa conoscere e che li mette al centro. È Bekudo, startup internazionale. Abbiamo fatto due chiacchiere con Virginia Fiume e Emma Perrotta, le fondatrici. «Una Partita Iva non deve essere un espediente contrattuale»

Che cosa è Bekudo?

Bekudo è connessione. Si tratta di una piattaforma che permette a aziende e independent professionals di incontrarsi in un modo nuovo e intelligente in tutta Europa, al di là dei confini geografici e di quelli tra dipartimenti e ruoli. Bekudo è un movimento. Stiamo costruendo una casa che accolga le aziende che ritengono i freelance una fonte di innovazione e qualità e non una forza lavoro a basso costo, e i professionisti che scelgono una carriera soddisfacente svincolata dalla bandiera aziendale.

Bekudo è una conversazione. Sulla nostra piattaforma non ci sono form da riempire o profili da tenere aggiornati. Stiamo costruendo degli spazi di dialogo con il Virtual Consultant e il Virtual Mentor, per creare un ambiente confortevole in cui le aziende possano analizzare i propri progetti e articolare i propri bisogni e dove i professionisti possano condividere le loro competenze e le loro esperienze, facendosi domande invece che dando risposte.

Bekudo è una startup internazionale (valgono come le ultime due parole?). Come scrive Eric Ries, autore di The Lean Startup, una startup è: “un’istituzione umana disegnata per dare vita a un nuovo prodotto o servizio in condizioni di estrema incertezza”. Noi diamo forma alla nostra intuizione da Londra ma operiamo in tutto il mondo.

Qual è il percorso personale e professionale che vi ha portato a fondare Bekudo a Londra?

Se dovessimo trovare un concetto che ci accomuna è la capacità di dare ascolto alla voce interiore che ti suggerisce di cambiare continuamente. Le nostre scelte personali, negli anni, ci hanno sempre portate a lavorare in luoghi diversi.

Siamo state in Canada, Svizzera, Israele/Palestina, Canarie, Londra, e una serie di città italiane che va dalla Calabria alla Sicilia e da Roma a Milano. In ognuno di questi luoghi siamo sempre riuscite a metterci in condizione di sfruttare al meglio le nostre competenze, a volte come “dipendenti” di qualche azienda, a volte come consulenti. Da questo percorso movimentato abbiamo tratto una importante conclusione che è diventata la spinta a dare vita a Bekudo: per essere innovativa un’azienda non solo ha bisogno di cambiamenti continui, ma ha bisogno di saper gestire quei cambiamenti.

Il nostro mentore Philip Vanhoutte quando fa formazione ai nostri professionisti sulle tecniche per gestire al meglio la propria carriera come freelance dice sempre che quando si inizia un nuovo ruolo in azienda bastano 6 mesi per imparare tutto quello che serve per essere efficaci. Con Bekudo stiamo creando un modo per le aziende per beneficiare della bellezza di questa capacità di accogliere il cambiamento, insita in molte persone.

Per farlo abbiamo scelto Londra, perché al momento é il luogo che chiamiamo casa.

C'è differenza tra essere Freelance in Italia e all'estero?

L’Italia è l’unico paese – almeno per quello che abbiamo visto finora – dove l’espressione Partita IVA è diventata un espediente contrattuale e non uno strumento fiscale.

Quanto agevola o ostacola la legislazione inglese in termini di imprese individuali o società? Ci sono differenze in tassazioni e leggi in generale? Com’è la gestione burocratica?

Noi non abbiamo mai aperto una società in Italia, quindi non abbiamo informazioni di prima mano. Quello che sappiamo bene è che a Londra abbiamo potuto aprire la nostra società in mezz’ora, con nessun capitale iniziale richiesto e con un costo burocratico di 15 sterline. L’IVA si paga solo quando si fatturano più di 85,000£. E in generale il sito del HM Revenue & Customs è chiarissimo su tutto quello che riguarda la gestione e l’amministrazione degli aspetti fiscali, con tanto di webinar per i fondatori delle aziende. Ci sono molte agevolazioni fiscali sia per gli investitori che per le stesse aziende che possono ottenere rimborsi per gli investimenti in ricerca e sviluppo tecnologico.

Bekudo è un modo di fare rete in rete. Al di là della vostra esperienza quanto è importante la parola “comunità” nell’essere freelance?

È fondamentale. Il freelance ha un alto rischio di sentirsi solo. Durante la preparazione del lancio di Bekudo abbiamo parlato con tantissimi professionisti indipendenti in tutta Europa, e un tema tornava spesso: il prezzo da pagare per la scelta della libertà è a volte la mancanza di confronto con altre persone, sia tra pari che con dei mentori che possano aiutare a guardare la propria carriera in prospettiva. Una delle prime funzionalità che lanceremo su Bekudo prima dell’estate è proprio la Community, per permettere ai nostri independent professionals di interagire tra loro. I professionisti più felici sono quelli che scelgono la via della collaborazione, rispetto a quella della competizione.

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